Importanti novità sui nuovi materiali e le moderne biotecnologie applicate all'Ortopedia

Ne parla il dottor Luca Antonelli, specialista Ortopedico del D'Amore Hospital di Taranto.

Dall’1 al 5 ottobre 2011 si è svolto a Rimini il 96° Congresso SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia) il cui tema è stato "Materiali e Rivestimenti in Ortopedia. Le Biotecnologie applicate alla Traumatologia". Si è trattato di un importante appuntamento scientifico che ha fatto il punto attuale sui moderni materiali e sulle superifici di rivestimento delle protesi di ultima generazione, oltre che sulle moderne biotecnologie applicate soprattutto ai traumi della cartilagine e ai legamenti crociati del ginocchio.

A tale proposito chiediamo al dottor Luca Antonelli, specialista Ortopedico del D'Amore Hospital di Taranto, struttura appartenente al GVM Care & Research, quale è stata la parte più innovativa di questo Congresso e quali sono le innovazioni subito applicabili ai pazienti anche al D'Amore Hospital.

«Le novità, per la maggior parte provenienti dal mondo della ricerca anglosassone ma anche dai nostri laboratori italiani, sono state numerose. Mi hanno particolarmente attratto quelle legate alla possibilità di trattare le lesioni della cartilagine del ginocchio, non più esclusivamente con le protesi, ma con un nuovo approccio "biologico" conservativo, ovvero utilizzando biomateriali costruiti in laborotorio che creano un "habitat" favorevole alle cellule cartilaginee per riprodursi e ricostruire quindi la cartilagine compromessa».

Dottor Antonelli, ci può spiegare brevemente cosa sono queste lesioni cartilaginee e le loro conseguenze?

«Premetto che in un'articolazione complessa come quella del ginocchio la cartilagine svolge l'insostituibile funzione di assorbire tutti gli stress che su di essa gravano. Quindi è di comune riscontro quanto queste lesioni siano di difficile soluzione, anche perchè alla cartilagine manca l'apporto nutritivo del flusso sanguigno. Riguardo alla loro tipologia, esse possono essere suddivise in lesioni cartilaginee pure, che interessano il solo piano cartilagineo, e quelle osteo-condrali, dove invece è interessato il sistema osso-cartilagine. L'evoluzione di entrambi questi tipi di lesione è comunque sempre quella dell'artrosi del ginocchio».

Quindi che risultati possiamo aspettarci, utilizzando questi nuovi biomateriali?

«Sono senza dubbio prospettive interessanti e in continuo progresso. Oggi la filosofia è infatti quella di guardare alle lesioni cartilaginee come ad un problema non della sola cartilagine ma del complesso cartilagine-osso sottostante. Si è cercato quindi di costruire in laboratorio, e possiamo dire che si tratta di una ricerca interamente italiana, degli "scaffold" biomimetici, in grado cioè di riprodurre la struttura biologica dei diversi strati del complesso osso-cartilagine, in modo da indirizzare la differenziazione delle cellule staminali totipotenti provenienti dal tessuto osseo su cui è adagiato lo "scaffold" artificiale, verso l'osso o verso la cartilagine a seconda dei componenti su cui esse si depositano; il concetto è insomma quello di sfruttare ed indirizzare "l'intelligenza" cellulare. Da un punto di vista applicativo, posso dire, dopo circa quattro anni che utilizzo queste tecniche, che i risultati clinici sono molto promettenti ed in linea con quelli dei maggiori Centri Ortopedici del Paese».

Ma queste tecniche sono applicabili a tutti i pazienti ed a tutti i casi di lesioni della cartilagine del ginocchio?

«Certamente no! Direi che la parte difficile del chirurgo ortopedico è proprio quella di selezionare accuratamente il tipo di paziente e di lesione che possono beneficiare di questo trattamento. Per quanto riguarda il tipo di paziente si tratta di quella fascia di pazienti tra i 35 ed i 60 anni, ancora attivi, con una cartilagine usurata ma non tanto da dover essere sottoposti ad interventi di sostituzione protesica. Pazienti che richiedono al proprio ginocchio certe prestazioni e che non sono disposti ad avere un livello di vita diminuito dal dolore. Per quanto riguarda le lesioni cartilaginee invece si tratta di lesioni di ampie dimensioni che coinvolgono solo una parte ben delimitata del ginocchio e non accompagnate da fenomeni di severa degenerazione artrosica. Per ottenere risultati sempre più soddisfacenti stiamo imparando a modulare il trattamento di queste lesioni in rapporto alla sede, alle dimensioni ed alla profondità della lesione stessa oltre che, come ho già ricordato, in base all'età, al livello di attività e alle esigenze complessive del paziente».

Al D'Amore Hospital siete già attrezzati per questo tipo di trattamenti d'avanguardia delle lesioni cartilaginee?

«Le rispondo in maniera affermativa in quanto, pur essendo stata da poco attivata l'Unità Operativa di Chirurgia Ortopedica, ho trovato una Direzione efficiente, dinamica e soprattutto rivolta ad un costante aggiornamento delle tecniche chirurgiche e dei materiali più all'avanguardia, oltre che una organizzazione delle Sale Operatorie di alto livello qualitativo in grado di supportarmi validamente nell'applicazione di queste tecniche chirurgiche innovative. Strada che ritengo, al giorno d'oggi, obbligata per praticare cure mediche di alto livello e con risultati clinici all'altezza dei migliori centri ortopedici italiani».

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