Il Professor Carlo Pappone è stato ospite alla trasmissione di Rai3 "Cominciamo Bene"

Il professor Carlo Pappone, responsabile del Dipartimento di Aritmologia ed Elettrofisiologia del Maria Cecilia Hospital di Cotignola, nella mattinata del 9 settembre scorso è stato ospite della trasmissione di Rai Tre “Cominciamo bene”. Intervistato da Arianna Ciampoli e Giovanni Anversa, il luminare ha spaziato dalla spiegazione della suo metodo chirurgico, riconosciuto in tutto il mondo, alla sua idea su come dovrebbe essere ripensata una “nuova sanità”, a partire dalla ricerca e dalla gestione ospedaliera. L’intervista è partita con la messa in onda di un vecchio filmato del primo celebre trapianto di cuore, effettuato nel 1967 da Christian Barnard a Città del Capo, in Sudafrica. Il professor Pappone ha poi fatto un balzo in avanti di 44 anni: «Oggi possiamo affermare che i campi magnetici, uno dei principali campi d’interesse del mio gruppo di lavoro, costituiscono il futuro per la diagnosi e la cura di molte malattie».

«Cosa sono le aritmie cardiache?», ha chiesto la Ciampoli. «Il nostro cuore batte per migliaia di volte al giorno, e se batte in maniera irregolare, più velocemente o più lentamente di quanto dovrebbe fare, si parla di aritmie. In molti casi non bisogna preoccuparsi, ma è pur sempre necessario rivolgersi al proprio medico di famiglia o un cardiologo, per eseguire un normale elettrocardiogramma e una valutazione del proprio cuore, perche dietro a un’aritmia può ersserci un rischio elevato».

«Lei è noto internazionalmente per aver ideato una sua tecnica personale, il “Pappone approach”. In cosa consiste?», è stata la domanda successiva. «Da anni il mio gruppo di lavoro ha sviluppato tecnologie in collaborazione con centri di ricerca israeliani e statunitensi, per la ricostruzione tridimensionale del cuore e soprattutto per la mappatura degli impulsi elettrici all’interno dello stesso – ha risposto il luminare - Queste tecnologie ci hanno aiutato a capire i meccanismi dell’aritmia più diffusa, la fibrillazione atriale. Da questa tecnologia è nata il “Pappone approach” per eliminarla, oggi applicato in molti ospedali del mondo. Il paziente, posto all’interno di una stanza magnetica, viene operato con dei sondini guidati a distanza dal mouse di un computer. Perciò il paziente può essere anche lontano migliaia di chilometri dal chirurgo, magari in un paese povero. Questo è anche un modo per far sì che la scienza diventi democratica, che non sia a disposizione soltanto dei ricchi e dei Paesi sviluppati».

Il professor Pappone ha poi spiegato il suo punto di vista sulle innovazioni scientifiche e sul ruolo dell’Italia in questo campo. «Il progresso medico è ormai globalizzato: non esistono più progetti con le bandiere di uno Stato. Gli scienziati si scambiano quotidianamente informazioni fra India, Brasile, Stati Uniti, Germania, Francia, Italia… E così come non esistono più barriere fra Stati, non dovrebbero nemmeno esistere barriere fra un ospedale e l’altro. Il concetto moderno della medicina dovrebbe prescindere dalla costruzione degli ospedali come sono fatti oggi: grandi, con tante stanze ma poca tecnologia. Dovrebbe essere esattamente il contrario: ospedali con poche stanze, nelle quali i pazienti accedono per poche ore, o al massimo per qualche giorno, condividendo con altre strutture limitrofe le stesse tecnologie. Il paziente non deve appartenere più all’ospedale, ma alla competenza dei medici e della tecnologia».

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