Prof. Mattioli: tecnica risolutiva per il trattamento delle ernie iatali

E’ possibile intervenire efficacemente sulle ernie iatali di grandi dimensioni? Oggi sì grazie a una metodica che evita il rischio recidiva sfruttando tecniche mininvasive, laparoscopiche e toracoscopiche. E’ quanto riferisce il prof. Sandro Mattioli, direttore del Dipartimento di Chirurgia Toracica di Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ra), Ospedale di Alta Specialità di GVM e docente all’Università di Bologna, in un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica European Journal of Cardiothoracic Surgery.
 
Prima di illustrare caratteristiche e  vantaggi della nuova tecnica spieghiamo brevemente che cos’ è un’ ernia iatale.  Si tratta di una piccola apertura del muscolo diaframma, che interessa lo stomaco e la iato, attraverso cui passa l’esofago che porta cibi e liquidi dalla bocca allo stomaco. Se la iato si indebolisce e, di conseguenza si allarga, una parte di stomaco rischia di fuoriuscire dalla fessura e di protendere verso la cassa toracica causando l’ernia. Si tratta di un disturbo che può manifestarsi con sintomi quali tosse secca, raucedine, asma, bruciori, sanguinamenti.  Le ernie gastriche di grandi dimensioni si sviluppano lentamente nel tempo e, in pazienti che hanno superato i 70 anni d’età, possono presentare sintomi molto seri che incidono negativamente sulla qualità della vita fino a portare a gravi complicanze, talvolta mortali.
 
Fino a qualche tempo fa la chirurgia ufficiale riteneva opportuno non operare pazienti colpiti da grosse ernie che tendevano a riformarsi in seguito all’intervento chirurgico . Recentemente sono stati resi noti tassi di recidiva dell’ernia che, dopo intervento in laparoscopia, raggiungono il 40% benché eseguiti in centri specializzati al trattamento della patologia. “Una delle cause principali di recidiva delle ernie iatali di grandi dimensioni – spiega il prof. Mattioli – è dovuta a una condizione di esofago corto presente in oltre il 50% dei casi. I metodi adottati per valutare la lunghezza ed il grado di elasticità dell’esofago e della posizione della giunzione esofago-gastrica rispetto allo iatus sono frequentemente basati sulla valutazione soggettiva del chirurgo”.
 
L’equipe del prof. Mattioli, attiva fin dagli anni ‘80 nell’ambito della chirurgia iatale e della patologia da reflusso gastro-esofageo, interviene con una tecnica efficace e innovativa.  Sulla base delle misurazioni raccolte si decide se allungare chirurgicamente l’esofago al fine di evitare ogni tipo di tensione sulle suture, causa principale della lacerazione dei tessuti e della conseguente recidiva dell’ernia.
 
“Oltre il 93% dei casi – continua il prof. Mattioli – sottoposti a intervento che prevede la misurazione intra-operatoria della lunghezza dell’esofago in corso di chirurgia laparoscopica non presenta recidiva, anche a distanza di 25 anni”.
 
I risultati possono essere ottimi sotto il profilo funzionale (i pazienti che conducono una vita normale dopo l’intervento) e duraturi nel tempo purché si rispettino precisi principi chirurgici basati sulla accurata diagnostica morfologica e funzionale pre ed intra operatoria del paziente.
 
Per coloro che sono stati sottoposti a intervento chirurgo si rende necessario correggere il proprio stile di vita a partire da una corretta alimentazione. Meglio consumare quei cibi che proteggono la mucosa gastrica come pesce, patate, cereali, frutti come banane o mele eliminando i fritti, la panna, gli agrumi, il pomodoro. E’ opportuno consumare pietanze tiepide ed evitare cibi o bevande troppo calde. E’ consigliabile dimagrire, se si è in sovrappeso, eliminare fumo e alcol, la caffeina, alimenti piccanti e carichi di grassi che potrebbero irritare l’esofago. Nei casi più gravi la terapia post chirurgica prevede, infine, l’assunzione di antiacidi o farmaci in grado di ridurre la produzione acida gastrica. 
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