Sport amatoriale senza certificato? Gli specialisti raccomandano: un check-up salva vita

Approvate dal Ministro per la Salute le linee guida che obbligano al certificato solo chi pratica attività sportiva non agonistica. Ma gli specialisti avvertono: “Un check-up completo, anche se non previsto dalla legge, deve essere anche per tutti gli sportivi amatoriali, la prima regola per una buona prevenzione”. Per seguire un corso di nuoto, dedicarsi al fitness in palestra o cimentarsi in qualsiasi attività amatoriale non è necessario alcun certificato medico. Sarà invece obbligatorio - e questa è la novità - per chi pratica attività sportiva non agonistica e, quindi, per gli alunni che svolgono attività fisico-sportive organizzate dalle scuole al di fuori dall'orario di lezione, per coloro che fanno sport non a livello agonistico presso società affiliate alle Federazioni sportive nazionali e al Coni e per chi partecipa ai Giochi sportivi studenteschi nelle fasi precedenti a quella nazionale. Le novità, che confermano quanto già anticipato da tempo, sono contenute nel decreto che contiene le linee guida di indirizzo in materia firmato l’8 settembre scorso dal ministro per la Salute Beatrice Lorenzin. Dunque resta confermata la possibilità di evitare del tutto un certificato per chi vuole intraprendere un’attività sportiva nel tempo libero senza necessariamente avere obiettivi più ampi. Ma, al di là della presenza o meno dei vincoli di legge, è necessario tenere alta l’attenzione preservando il proprio corpo da ogni possibile problema futuro, conoscere i propri limiti e prendere coscienza, altresì, delle proprie possibilità per ottenere la forma fisica ideale. L’unico modo per allenarsi, divertendosi, senza correre rischi è rivolgersi agli specialisti che, in poco tempo, con un check-up completo permetteranno di ottenere un quadro preciso delle reali condizioni di salute così da calibrare l’attività fisica senza superare limiti che, altrimenti, resterebbero sconosciuti. “È un problema spinoso – spiega il Prof. Domenico Mattioli, responsabile della Cardiologia dell’Istituto Clinico Cardiologico di Roma di GVM Care&Research ed esperto in Medicina dello Sport – anche il certificato previsto un tempo era inutile perché carente di controlli cardiovascolari”. Dopo i 50 anni, ad esempio, per lo specialista dovrebbe essere d’obbligo prevedere quantomeno dei test provocativi per la cardiopatia ischemica come la prova da sforzo. Un ragionamento che, per il dott. Mattioli, vale anche e soprattutto per i bambini. “Non è un certificato che ci dà la salute - conclude lo specialista - è una visita completa, fatta da una persona competente, che ci dice se stiamo veramente bene oppure no”. E non è l’unico a pensarla così. “La mancanza di un obbligo per chi non fa attività sportiva a certi livelli – spiega il Dott. Massimo Misiti, Ortopedico della Clinica D’Amore Hospital di Gvm Care&Research – non deve escludere l’opportunità di richiedere comunque un controllo completo”. Per lo specialista, in buona sostanza, bisogna definire qual è il livello di sport che si intende raggiungere così da calibrare allenamenti e impegno fisico in base alle proprie possibilità che saranno desunte da check-up cardiologico e di laboratorio completi. “È una forma di prevenzione e non un obbligo di legge”. Per chi decide, per varie esigenze, di non avvalersi dei personal trainer e degli istruttori delle palestre, c’è anche un’altra insidia da glissare: scaricare programmi di allenamento da internet pensando che, se promettono grandi risultati, possono andar bene per chiunque. “È sbagliato oltre che rischioso - avverte il dott. Misiti - perché oltre a non sapere se quel tipo di allenamento è opportuno per la propria capacità respiratoria, per la frequenza cardiaca e per la massima capacità di sforzo che ognuno può raggiungere, non fornisce alcuna indicazione sul tipo di calzatura da utilizzare”. Un problema troppo spesso sottovalutato ma che, in realtà, dovrebbe essere incluso tra le priorità da chiunque voglia avvicinarsi allo sport. “Conoscere qual è la calzatura ideale per quel tipo di esercizio è fondamentale – spiega l’Ortopedico – perché una scarpa inadatta può causare problemi per determinati tipi di articolazioni. Se, ad esempio, una persona in sovrappeso vuole iniziare a correre, deve conoscere, oltre al come farlo, anche che tipo di ammortizzatori la scarpa da running deve avere per non danneggiare o sovraccaricare il tallone. È quello che, tecnicamente, viene definito il coefficiente di assorbimento”. Affidarsi ad uno specialista dello sport, ad un personal trainer, o comunque al nostro medico di fiducia per conoscere i limiti oltre i quali sarebbe rischioso andare, è un modo per ottenere dallo sport solo gli enormi benefici che ci può dare, senza incappare in pericolosi risvolti negativi. È la legge della prudenza.
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