I consigli per la sicurezza in piscina
Con l'arrivo dell'autunno,
riprendono le attività sportive e ricreative nelle piscine coperte, con corsi di nuoto e altre attività ludico-motorie per bambini e adulti. Queste strutture, sorvegliate da personale qualificato in grado di intervenire in caso di emergenza, sono relativamente più sicure rispetto alle acque libere come mare e fiumi. Tuttavia, possono sempre verificarsi infortuni come cadute o, nella peggiore delle ipotesi, casi di annegamento.
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno, nel mondo, si registrano circa 236.000 morti per
annegamento, più frequentemente
bambini nella fascia di età da 1 a 14 anni. In Italia, gli annegamenti in piscina, sono circa 30-40 l’anno (fonte Istituto Superiore di Sanità) e le vittime sono principalmente soggetti in età pediatrica.
5 consigli per la sicurezza dei bambini in piscina
Per ridurre il rischio di infortuni per cadute o scivolamenti e di annegamento è essenziale adottare alcune misure di prevenzione e seguire delle regole di comportamento:
- supervisione costante, non lasciare mai i bambini incustoditi, neppure per brevissimi periodi. Gli adulti devono sempre mantenere un contatto visivo e uditivo, anche se c’è il bagnino. Nonostante il piccolo sia capace di nuotare, non deve mai stare in piscina senza alcuna sorveglianza e deve sempre essere accompagnato in acqua da un adulto;
- educare i bambini all’acquaticità, l’apprendimento del nuoto fin dalla primissima infanzia (solitamente dai 6 mesi) è una delle competenze fondamentali per acquisire sicurezza in acqua. I corsi di nuoto insegnano ai bambini a sviluppare abilità motorie, migliorare la coordinazione e diventare più consapevoli dei possibili rischi correlati all’ambiente acquatico;
- utilizzare dispositivi di sicurezza, se i bambini non sono ancora in grado di nuotare autonomamente devono indossare sempre dispositivi di galleggiamento, come braccioli, salvagente o giubbotto di salvataggio;
- vietato correre sul bordo della piscina, è possibile solo camminare indossando sempre dei sandali antiscivolo;
- sono da evitare tuffi, piroette, salti dal bordo piscina e spinte;
- è consigliato che i genitori frequentino corsi per imparare a intervenire in caso di rischio di annegamento.
Perché è fondamentale la sorveglianza visiva e continua
La sorveglianza attiva, cioè visiva, uditiva e costante è fondamentale perché il bambino che annega non agita mani o braccia per richiamare l’attenzione. Inalare anche una piccola quantità d'acqua, provoca, inoltre, un riflesso di chiusura delle vie aeree rendendo difficile o impossibile chiedere aiuto. Per questo motivo, è determinante sorvegliare i bambini costantemente e non distrarsi, perché sono sufficienti dai 3 ai 6 secondi per annegare.
Cosa fare in caso di rischio di annegamento
In caso di rischio di annegamento bisogna sempre richiedere, tempestivamente, l’intervento degli operatori del primo soccorso. Come comportarsi in attesa dell’arrivo dei soccorritori:
- portare fuori dall’acqua il bambino
- coprire il piccolo per evitare l’abbassamento della temperatura corporea
- metterlo in posizione seduta e invitarlo a tossire per espellere l'acqua ingerita, se il bambino è cosciente e in buone condizioni generali
- adagiarlo su un fianco per permettere all'acqua di fuoriuscire e impedire che entri nei polmoni, se il bambino è incosciente, ma respira
- eseguire le tecniche di base di primo soccorso e della rianimazione cardiopolmonare (RCP) per mantere le attività vitali per quanto possibile
- Anche se il bambino si riprende e sembra stare bene, è consigliabile, tuttavia, portarlo al pronto soccorso per un’attenta valutazione delle condizioni di salute.
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Data ultimo aggiornamento: 05 settembre 2024
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