West Nile: come proteggersi e come evitare l'infezione

La malattia di West Nile –nota anche come febbre West Nile o febbre del Nilo Occidentale – è un’infezione virale causata dal virus West Nile, che si trasmette all’essere umano con la puntura di zanzare infette, in particolare del genere Culex, ovvero la comune zanzara. Il virus è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America, dove gli uccelli selvatici sono i principali serbatoi dell’infezione.

La febbre West Nile è considerata endemica in Italia poiché il virus è ormai presente in molte regioni. Il cambiamento climatico e l’innalzamento delle temperature stanno contribuendo a creare condizioni favorevoli alla proliferazione delle zanzare e alla diffusione di virus anche in aree precedentemente considerate a basso rischio. 
Per questo motivo, conoscere i sintomi dell’infezione e adottare corrette misure di prevenzione è essenziale per limitare il rischio di contagio, soprattutto in questi mesi estivi, quando le zanzare sono più attive.

Come si trasmette e incubazione

Il virus si trasmette all’uomo con la puntura di una zanzara, che si contagia nutrendosi del sangue di uccelli infetti. Il virus si moltiplica nell’organismo della zanzara e si localizza nelle ghiandole salivari e viene trasmesso a un altro ospite con una nuova puntura. Le zanzare infette possono veicolare il virus anche a cavalli e, più raramente, ad altri mammiferi come gatti, cani e conigli.

È importante sottolineare che il virus non si trasmette da persona a persona, né per contatto diretto, né per via aerea o alimentare.  Molto raramente l’infezione è avvenuta con trasfusioni di sangue, trapianti di organo, o trasmissione materno-fetale in gravidanza.

Il periodo di incubazione, intervallo di tempo tra il contagio e la comparsa dei sintomi, può variare da 2 a 14 giorni. Tuttavia, nei soggetti con sistema immunitario compromesso, può prolungarsi fino a 21 giorni.

Quali sono i sintomi

La maggior parte delle persone infette dal virus del Nilo occidentale non manifesta sintomi da infezione virale. In alcuni casi, circa il 20% (dati ISS), il virus può provocare, invece, una sintomatologia lieve:
  • mal di testa
  • febbre
  • nausea
  • vomito
  • linfonodi ingrossati
  • sfoghi cutanei.
Questi sintomi possono regredire spontaneamente entro pochi giorni, raramente persistono per qualche settimana. L’intensità e la manifestazione della sintomatologia variano in base all’età:
  • nei bambini è frequente una febbre di grado lieve
  • nei giovani la febbre è di grado moderato e può essere associata ad arrossamento oculare, cefalea e dolori muscolari,
  • negli anziani e nelle persone già fragili i sintomi possono essere più gravi.
Le forme severe sono rare (meno dell’1% dei casi, circa 1 su 150) e possono causare complicanze neurologiche serie: forte mal di testa, febbre alta, debolezza muscolare, disorientamento, crisi convulsive e, nei casi più critici, paralisi o coma. In rari casi, il virus può provocare danni neurologici permanenti. Le complicanze più gravi, come l’encefalite o meningite, si manifestano in circa 1 caso su 1.000.

Come si diagnostica

La malattia di West Nile viene diagnosticata con analisi di laboratorio, principalmente mediante la ricerca di anticorpi IgM specifici nel siero. Per confermare o escludere l’infezione, talvolta, è indicato analizzare il siero o il liquido spinale con test specifici che cercano il materiale genetico del virus.

Come prevenire l’infezione

Attualmente non esiste un vaccino contro il virus West Nile, anche se è allo studio. Per questo, è importante adottare alcune misure di prevenzione per ridurre l’esposizione alle punture di zanzara:
  • utilizzare repellenti, indossare abiti che coprano gambe e braccia, quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto
  • installare zanzariere alle finestre
  • svuotare regolarmente sottovasi e/o recipienti senza coperchio con acqua stagnante;
  • cambiare spesso l’acqua delle ciotole degli animali
  • riporre in posizione verticale le piscinette per bambini quando non utilizzate.
Come ricorda il Ministero della Salute, le zanzare possono proliferare in diversi ambienti: canalizzazioni a cielo aperto, acquitrini, bacini perenni, cisterne, depuratori, risaie, pozzetti stradali, tombini, grondaie mal posizionate, cantine allagate, vasche e fontane con acqua stagnante e detriti vegetali, e perfino in piccole raccolte d’acqua temporanee. Le acque ferme che contengono residui vegetali forniscono nutrimento e riparo alle larve.

Poiché non esiste una cura per la febbre West Nile, è fondamentale proteggere le fasce più vulnerabili, come anziani e soggetti immunocompromessi - persone con patologie oncologiche, ematologiche o sottoposte a trapianto - che possono sviluppare le forme più gravi dell’infezione. In base all’evoluzione del quadro clinico, può essere necessario il ricovero ospedaliero.

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