La Sindrome del Naso Vuoto: diagnosi e trattamento

Che cos’è la Sindrome del Naso Vuoto? Si tratta di una patologia respiratoria del naso  poco conosciuta ma che progressivamente si sta diffondendo. A parlarcene è il dott. Rosario La Rosa, specialista otorinolaringoiatra del Centro specializzato nella diagnosi e cura della Sindrome del Naso Vuoto di Clinica Privata Villaba di Bologna.

“La Sindrome del Naso Vuoto – spiega il dott. La Rosa – si manifesta quale conseguenza di un esagerato trattamento chirurgico destinato ad ampliare le fosse nasali con la rimozione completa o parziale dei turbinati inferiori o medi, formazioni carnose che umidificano, riscaldano e depurano l’aria inspirata. L’eccesso d’aria attraverso le narici provoca nel tempo una serie di disturbi talmente fastidiosi che oltre a modificare l’olfatto e la percezione degli odori (cacosmia) e indurre il continuo bisogno di forzare l’inspirazione, può portare a casi di disagio psichico. Inoltre è responsabile della sintomatologia che, lentamente, può creare dispnea,  croste maleodoranti, cefalee e problematiche a carico della tuba e dell’orecchio medio”.

La risoluzione avviene mediante trattamento chirurgico. Tale procedura ha lo scopo di ricostruire i turbinati nelle proporzioni calcolate da un sistema basato su particolare software che, attraverso immagini TAC tridimensionali, visualizza le aree delle cavità nasali sulle quali è necessario intervenire.

“L’obiettivo finale – precisa lo specialista – è riportare in equilibrio l’intero sistema respiratorio nasale. I pazienti, dimenticati i disturbi più opprimenti, ritrovano serenità; possono finalmente riposare e dormire bene, nonché riprendere una vita normale. La ricostruzione si esegue con l’autotrapianto di cartilagine elastica dell’orecchio a ridosso del setto, sul lato opposto al turbinato rimosso. L’innovazione fornita dal software consiste nella preparazione strutturale dell’innesto: grandezza, lunghezza e spessore, sede dell’impianto. Peculiarità che non possono essere create “a caso” dal chirurgo. Ogni minimo dettaglio va inquadrato sul piano tecnico”.

Il trattamento apporta una riduzione volumetrica delle singole cavità nasali restituendo al paziente una fisiologica resistenza respiratoria che consente una sensazione reale di passaggio d’aria, con il ripristino della vascolarizzazione mucosale, la scomparsa delle croste e della cacosmia”.

“La casistica di cui disponiamo – continua il dott. La Rosa –  è di 50 pazienti operati con successo; il primo risale a circa 10 anni fa, qui a Villalba, ma la metodica impiegata non ebbe effetto duraturo perché all’epoca si optò per le infiltrazioni di tessuto adiposo autologo”. 

Ma il Centro si occupa anche del trattamento di altre patologie complesse come la Malattia di Rendu-Osler-Weber, anche conosciuta come teleangectasia emorragica ereditaria. “La patologia è caratterizzata da malformazioni congenite artero-venose che interessano tutti i distretti dell’organismo: dal sistema epatico a quello polmonare e cerebrale. Le dilatazioni artero-venose nel naso si evidenziano attraverso le telangectasie, causa principale delle frequenti epistassi, a volte imponenti, a cui vanno incontro i pazienti. La malattia è a trasmissione autosomica ereditaria dominante e può manifestarsi già in età giovanile, ma più comunemente dopo la quinta decade di vita: ha un’incidenza di 1 malato su 80.000 individui. La guarigione completa non è ancora possibile. La cura prevede una drastica riduzione degli episodi emorragici mediante un complesso trattamento di dermoplastica endonasale: dopo la rimozione della mucosa telangectasica si provvede alla sua sostituzione con trapianto di pelle prelevata sulla parte superiore della coscia. L’attecchimento dell’innesto cutaneo permette alle persone affette dalla patologia di vivere senza l’incubo di continui sanguinamenti e trasfusioni”.
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