Stipsi e ipotiroidismo: che legame c'è?

Uno dei sintomi più comuni di chi soffre di ipotiroidismo è la stitichezza, che si presenta con transito rallentato, difficoltà a evacuare, dolore, gonfiore addominale e sensazione di disagio. Ciò si verifica perché la tiroide, quando non funziona bene, altera la funzionalità intestinale. Ma perché avviene? E quali altri sintomi intestinali possono verificarsi quando la tiroide è rallentata, stitichezza a parte? Vediamo insieme che relazione unisce i due organi.
 

Come la tiroide influenza l’intestino

L’ipotiroidismo è una delle patologie che si verificano quando la tiroide perde la propria funzionalità e la produzione ormonale di T3 e T4 diminuisce e diventa insufficiente per espletare le normali funzioni. In condizione di ipotiroidismo, tutto l’organismo viene rallentato e subisce delle modifiche: si verifica una maggiore propensione a mettere su peso, si sperimentano stanchezza e mancanza di concentrazione, la tolleranza al freddo diminuisce e si possono verificare alterazioni nel ciclo mestruale.

Anche l’apparato intestinale viene coinvolto. Oltre alla stitichezza, può favorire anche reflusso gastroesofageo, a causa dell’alterazione dello sfintere che divide esofago e stomaco, che non riuscendo più a chiudersi correttamente dopo il passaggio dei cibo e dei succhi gastrici, favorisce la loro risalita. Allo stesso modo, possono verificarsi anche predisposizione alla celiachia, all’intolleranza al glutine e sindrome del colon irritabile1.
 

Come l’intestino influenza la tiroide

La tiroide non è l’unica ad avere influenza sull’intestino: si tratta infatti di una via di comunicazione a doppio senso. Il colon, la parte finale dell’intestino, è la sede del nostro microbiota intestinale, la colonia di microrganismi che regola diverse funzioni, fra cui quella immunitaria. L’alterazione dei ceppi di microrganismi che compongono il microbiota prende il nome di disbiosi, una condizione che si manifesta a livello intestinale con:
  • Difficoltà digestive
  • Gonfiore addominale
  • Dolori addominali
  • Difficoltà ad evacuare
  • Gas intestinale e meteorismo.
 
Se la disbiosi diventa cronica può favorire patologie infiammatorie croniche intestinali, come il Morbo di Crohn. L’influenza che può avere il microbiota sull’organismo non si limita però all’intestino: recenti studi stanno mettendo in evidenza che la disbiosi può favorire anche patologie come l’artrite reumatoide e influire negativamente anche sulla tiroide.

Alcuni studi condotti sia su persone affette da ipotiroidismo, tiroidite e anche da ipertiroidismo (la disfunzione che si verifica quando la tiroide è accelerata) hanno messo in evidenza che la loro composizione microbica è diversa rispetto a quella delle persone sane: si registrano infatti meno ceppi di batteri “buoni”, come Lattobacilli e Bifidobatteri in favore di quelli “cattivi”, come gli Enterococchi.

Inoltre, si verificano alcuni fattori, favoriti da una condizione di disbiosi:
  • La parete intestinale, che ha funzione di non lasciar fuoriuscire i batteri dall’intestino, diventa permeabile, facilitando l’ingresso nel sangue del Liposaccaride (LPS) un componente batterico, che ostacola la formazione dell’enzima che trasporta il T3, riducendone quindi i livelli. La permeabilità intestinale, inoltre, favorisce le patologie autoimmuni,
  • La conversione di parte del T4 in T3 avviene nell’intestino, ma in condizioni di disbiosi tale processo viene ostacolato.
Diventa importante quindi non solo monitorare periodicamente i valori della tiroide ma anche curare l’ambiente intestinale al fine di poter mantenere la corretta funzionalità degli organi. In caso di problemi intestinali abituali, una visita specialistica può chiarire le cause e permettere di trovare il giusto percorso terapeutico.
 
1. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9563922/

 

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