Nuove Frontiere in campo Cardiochirurgico

Oggi è possibile eseguire interventi complessi come la riparazione della valvola mitrale e la fibrillazione atriale utilizzando trattamenti robotici e minimamente invasivi. Si tratta di procedure brevi che assottigliano i tempi di recupero del paziente e diminuiscono i dolori post-operatori.   In campo cardiochirurgico negli ultimi tempi sono stati fatti numerosi passi in avanti. Il dottore Giuseppe Nasso, a fine maggio, all’Ismics “International, Society for Minimaly Cardiothoracic surgey” di Boston, relazionerà sulla chirurgia della valvola mitrale con approccio minimamente invasivo e robotico e sulla fibrillazione atriale con approccio minimamente invasivo. Dottore Nasso, com’è possibile utilizzare la metodica minimamente invasiva anche per le riparazioni complesse della valvola mitrale, più famosa come malattia di Barlow? «Prima d’ora, infatti le tecniche robotiche si utilizzavano solamente per interventi semplici; oggi è possibile eseguire con tale tecnica anche interventi molto complessi sulla stessa mitrale ». Ci può spiegare meglio di cosa si tratta? «Tecnicamente trattasi di chirurgia riparativa sulla valvola mitralica con tecnica robotica ma poco invasiva. Gli studi applicati avvalorano la tesi di un intervento delicato ma che, allo stesso tempo, grazie alla mininvasività, permette tempi di recupero funzionali molto brevi per i pazienti. Prova ne sono anche la diagnosi e la sopravvivenza dei soggetti interessati, specie se si considera che l’operazione avviene senza aprire lo sterno. Questo metodo permette, dunque, di agire senza fenditura del torace ma solo attraverso un taglietto laterale che garantisce una veloce ripresa fisica e un minore dolore post-operatorio. Il trattamento è stato testato su un numero elevato di pazienti e i risultati sono ottimi». Cosa ci dice invece sulla fibrillazione atriale con approccio minimamente invasivo? «Ho scoperto come alti livelli di omocisteina plasmatica si associano ad una maggiore probabilità di soffrire di tale aritmia cardiaca. Ho contribuito a sviluppare una tecnica chirurgica sull'ablazione epicardica trans-toracica della fibrillazione atriale. Tale metodo prevede un approccio cardiochirurgico mini-mamente invasivo e robotico. Con un taglio cutaneo molto piccolo, di circa 2-3 cm sulla parete laterale del torace si raggiunge, infatti, direttamente la parte del cuore interessata dall’aritmia, atrio sinistro, eseguito con una procedura di ablazione ossia di deconnessione elettrica delle 4 vene polmonari con una erogazione di energia a radiofrequenza». Quali rischi comporta per il paziente questo intervento? «La procedura è praticamente priva di rischi, si può anche eseguire con il paziente sveglio e dura meno di un’ora. Con un intervento semplice e molto breve (in media 50 minuti), si riesce a risolvere la problematica della fibrillazione atriale in oltre il 96% dei pazienti». Qual è la causa di questa patologia? «È una sostanza presente nel sangue, l’omocisteina, che a mio parere si assocerebbe con l’insorgenza e il ritorno dell’aritmia cardiaca, più alto è il valore di questa sostanza nel sangue e più si corre il rischio di essere affetti da fibrillazione atriale». Si può prevenire? «Oggi è possibile predire in maniera più affidabile, attraverso un semplice prelievo del sangue». Il dottore Giuseppe Nasso è nativo di Polistena, gode di fama internazionale in campo cardiologico e cardiochirurgico. Al suo attivo ha oltre seimila interventi cardiochirurgici maggiori da primo operatore. Autore di oltre cinquanta pubblicazioni sulle più importanti riviste scientifiche internazionali e di diversi capitoli su Cardiologia e Cardiochirurgia. Ha completato la specializzazione cardiochirurgia negli Stati Uniti, oggi e condirettore della cardiochirurgia di “Anthea Hospital” di Bari, e da qualche mese è stato nominato direttore della cardiochirurgia e chirurgia cardio-toraco-vascolare di “Villa Torri” Hospital di Bologna. Tuttora collabora con numerosi centri cardiochirurgici americani a Washington e Chicago.
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