Il dottor Calamo Specchia (D’Amore Taranto) in missione umanitaria in Tanzania

La piccola isola di Mafia, nell’Oceano Indiano, al largo delle coste della Tanzania, sebbene rappresenti un paradiso incontaminato per tanti turisti, presenta molte criticità sociali che non consentono alla maggior parte della popolazione di vedere rispettati i propri diritti di salute e scolarizzazione. A raccontarne l’altra faccia è il dottor Roberto Calamo Specchia, del D’Amore Hospital di Taranto, che nelle settimane scorse è stato in missione su quell’isola, assieme ad un team di cinque medici in rappresentanza della SoSan, l’Associazione Solidarietà Sanitaria Onlus, nata in seno al Lions Club International.

“Siamo partiti da Roma e, dopo un lungo viaggio, che prevedeva uno scalo nel Qatar a Doha e dopo un volo sull’Oceano Indiano con un “trabiccolo”, eccoci finalmente nell’isola di Mafia, vero paradiso terrestre dal punto di vista naturalistico – racconta il dottor Calamo Specchia - Ma noi non siamo qui come turisti: il nostro compito è ben altro! Così, prima di tutto, visita all’ospedale, dove ci sono cadute le braccia: non v’era nulla! La mancanza di igiene e l’abbandono regnavano dappertutto. Se fosse stato possibile, avremmo ripreso il primo aereo per tornare indietro; invece con testardaggine abbiamo preso contatti con il sindaco, il direttore sanitario ed amministrativo, i medici ed il personale dell’ospedale. Dopo un weekend di grandi pulizie, la riparazione di strumenti, a suo tempo donati dalla SoSan e poi abbandonati, e dopo una meticolosa organizzazione, si è iniziata un’attività intensa, ovviamente gratuita, che ha comportato, anche se per soli cinque giorni, visite oculistiche, visite chirurgiche, interventi chirurgici, tra cui un tumore del testicolo, una voluminosa ernia inguino-scrotale ed una ernia congenita in un bambino di nove anni. Siamo partiti lasciando a malincuore una nota di pazienti da operare, speriamo quanto prima. Purtroppo, per carenza di attrezzature, non abbiamo potuto sottoporre ad intervento chirurgico una giovanissima donna affetta da tumore dell’ovaio, che abbiamo però inviata, a spese della SoSan, in un altro ospedale della Tanzania, più grande e più idoneo, anche se piuttosto lontano. Per le stesse ragioni, non è stato possibile approfondire le indagini in un uomo di circa 60 anni, verosimilmente affetto da carcinoma del colon. A questo proposito, vorrei far notare come in questa realtà, nella quale domina la miseria più “nera”, la sanità è a pagamento, ragion per cui quasi nessuno ha i mezzi per pagare le cure e spesso neppure quelli per i necessari spostamenti, il più delle volte affrontati a piedi con disagi enormi, ed avendo in cambio livelli di assistenza assurdi in un qualsiasi paese civile”.

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