A Pesaro il Congresso Nazionale di Artroscopia.
Lo presiede il professor Raul Zini di GVM

Si chiude oggi all’Adriatic Arena di Pesaro il 21° Congresso Nazionale della SIA (Società Italiana di Artroscopia), al quale partecipano circa ottocento ortopedici provenienti da tutta Italia, numerosi relatori europei ed americani, oltre a personaggi dello sport come gli ex calciatori Paolo Rossi, Claudio Gentile ed Eraldo Pecci, l’ex cestista Walter Magnifico, l’ex schermitrice Giovanna Trillini.

Il Congresso è presieduto dal professor Raul Zini, affermato chirurgo di GVM Care & Research (gruppo sanitario italiano fondato e presieduto da Ettore Sansavini), per il quale opera presso la Clinica Privata Villalba (Bologna), Maria Cecilia Hospital (Cotignola, Ravenna) e San Pier Damiano Hospital (Faenza sempre in provincia di Ravenna).

«Quest’anno abbiamo voluto focalizzare il congresso nazionale sul tema delle artroscopie nello sport, perché è proprio a chi ama il movimento ed un corretto stile di vita, che l’artroscopia permette di dare le risposte più idonee – spiega il professor Zini – Come gli interventi più complessi permettono di recuperare in fretta i grandi campioni, così le stesse tecniche diventano poi un patrimonio risolutivo per tutti».

Il ginocchio è l’articolazione più colpita in assoluto da traumi sportivi, tra i quali la lesione o rottura del legamento crociato anteriore è la più frequente. «Negli ultimi anni l’artroscopia al crociato ha fatto significativi passi in avanti, arrivando ad assicurare a tutti alti standard di intervento – continua il professor Zini – In Italia sono circa 15.000 gli interventi artroscopici all’anno di trapianto e ricostruzione dei legamenti. Le tecniche che abbiamo oggi a disposizione sono molte e il compito di chirurgi ortopedici è quello di scegliere il giusto tipo di trapianto in base alle caratteristiche del paziente e dell’infortunio subìto. Ciò detto, la tendenza è quella di preferire trapianti con legamenti di tipo biologico (tendine rotuleo o dei flessori della coscia), più sicuri perché non comportano problemi di rigetto. Per quanto riguarda i tempi di recupero, essi variano da persona a persona, ma l’indicazione generale è di circa 5-6 mesi per permettere un corretto recupero biologico».

Per quanto riguarda invece la spalla, una delle principali novità che saranno illustrate durante la sessione “Spalla e cuffia” del Congresso è la diffusione di un’eccellenza tutta italiana, la tecnica dei transfer tendinei, scelta di recente dagli esperti internazionali quale “miglior pratica” nel mondo. Si tratta di una tipologia di interventi particolarmente efficaci nel caso di lesioni non riparabili della cuffia dei rotatori, che si riscontrano prevalentemente in persone di mezza età, ancora attive, negli sportivi e in molti lavoratori manuali esposti in maniera prolungata a sollecitazioni. Un tempo destinati a vedere compromessa i movimenti della propria spalla, oggi questi pazienti possono recuperare una buona funzionalità dell’articolazione, sottoponendosi ad un intervento mini invasivo con tempi di ripresa relativamente brevi. Il più ricorrente tra questi è il “transfer tendineo” del gran dorsale, che prevede l’utilizzo del tendine posteriore del dorso trasferito, per assolvere alla funzionalità della cuffia dei rotatori compromessa dalla lesione.

Per quanto riguarda l’anca, oggi la tecnica artroscopica riesce a curare anche l’impingement femoro-acetabolare, una patologia osteoarticolare nella quale si verificano degli sfregamenti nel movimento, tra la cartilagine della testa del femore e l'acetabolo. Il trattamento precoce di questa patologia può evitare l’insorgenza di una grave artrosi, fino a scongiurare trattamenti drastici quali la protesi d’anca.

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