Giornata Mondiale dell'Osteoporosi

Love your bones, protect your future Ama le tue ossa, proteggi il tuo futuro è lo slogan lanciato quest'anno in occasione della Giornata Mondiale dell'osteoporosi. Nata nel 1996 nel Regno Unito, la Giornata è organizzata dalla International Osteoporosis Foundation (IOF) ed è dedicata alla sensibilizzazione per la prevenzione, diagnosi e trattamento dell'osteoporosi e delle malattie delle ossa. 

L’osteoporosi è una patologia metabolica dello scheletro caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da una contemporanea compromissione della micro architettura del tessuto osseo. Il decorso di questa malattia è spesso asintomatico e la diagnosi viene fatta solo quando si verifica una frattura da fragilità (cioè per un trauma che sarebbe insufficiente a procurare la frattura in un soggetto sano).

Si tratta di una malattia che ha una forte incidenza: a livello mondiale si stima che un terzo delle donne e un quinto degli uomini sopra i 50 anni  soffriranno nella loro vita di una frattura per osteoporosi. Si ammalano quindi sia donne che uomini. E se nei maschi le fratture si sviluppano più tardivamente rispetto alle femmine, si accompagnano ad un maggior rischio di mortalità. Si viene così a sfatare il mito che questa patologia riguardi solo il sesso femminile.

E' della SIOMMSSocietà Italiana dell'Osteoporosi del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro il monito a dare particolare risalto all’osteoporosi maschile, che spesso non è correttamente percepita come un importante problema di salute pubblica.

'L'osteoporosi - ci spiega la Professoressa Renata Caudarella, docente universitaria, Specialista in Malattie Metaboliche e del Ricambio e oggi Responsabile del Centro per la diagnosi e la cura dell’Osteoporosi della Clinica Privata Villalba (Bologna) - non è una condizione patologica esclusiva delle donne. Studi e ricerche si sono concentrate prevalentemente sul genere femminile, perché la menopausa inizia prima rispetto all’età in cui nell’uomo si ha un fisiologico calo della produzione degli ormoni sessuali'.

Le fratture da fragilità si verificano con maggior frequenza in alcuni segmenti ossei: in particolare a livello vertebrale, del femore e del radio. Ed è proprio in questi punti che viene abitualmente misurata la densità minerale ossea.

L’osteoporosi è legata a più fattori: alcuni di essi non sono modificabili, come i fattori genetici, età, sesso femminile, etnia, ipogonadismo primario e secondario nel maschio. Altri viceversa modificabili e correlati allo stile di vita e alla propensione alle cadute. Lo stile di vita include sia le abitudini alimentari sia lo svolgimento di una regolare attività fisica. Il ruolo fondamentale di una corretta alimentazione, sia per un ottimale  sviluppo dello scheletro sia per il mantenimento e riduzione della perdita di massa ossea dopo la menopausa, inizia praticamente dall’infanzia e dura per tutta la vita.

Come incidono alimentazione e stili di vita sulla malattia?

'Molto semplicemente di assumere ogni giorno una corretta quantità di calcio e vitamina D insieme ad una dieta bilanciata che contenga tutti i nutrienti essenziali, includendo anche le proteine animali (non troppo scarse, non eccessive). Bisognerà evitare il fumo, un uso eccessivo di alcool e l’abuso di caffeina. Un discorso a parte merita l’apporto di vitamina D - contenuta in pochi alimenti (pesci soprattutto: sgombri, salmone, tonno) - e che deriva in prevalenza dalla sintesi cutanea in seguito all’esposizione solare. La vitamina D così sintetizzata viene depositata a livello corporeo per poter essere utilizzata successivamente. La sintesi di vitamina D dipenderà quindi da latitudine, stagione dell’anno, pigmentazione della cute, invecchiamento, uso di creme protettive, assunzione di alcuni farmaci'.

'La diagnosi dell'osteoporosi è frutto di una duplice investigazione clinica che si traduce da un lato nell’indagine strumentale vera e propria (grazie all’utilizzo della MOC – Mineralometria Ossea Computerizzata o Densitometria ossea si misura il contenuto minerale osseo sulla scorta di parametri accreditati a livello internazionale); dall’altro nella raccolta, da parte dello specialista, di tutte le evidenze possibili nel corso di un accurato processo di anamnesi a tu per tu con il paziente'.

La densitometria effettuata con tecnica DXA è la tecnica di elezione (gold standard) per la valutazione della massa ossea. L’esame è semplice, non invasivo e non richiede alcuna particolare preparazione. Si deve avere l’avvertenza di chiedere alla paziente o al paziente se è portatore di protesi d’anca o se è stato sottoposto a terapia di vertebro-cifoplastica a livello delle vertebre del tratto lombare. E’ meglio evitare l’esame nelle donne in gravidanza - anche se la dose di radiazione è molto bassa - o in chi ha effettuato precedenti indagini diagnostiche con mezzo di contrasto.  

'La misura della densità minerale ossea (BMD) che si ottiene con questo esame, viene in genere espressa come numero di deviazioni standard, al di sopra o al di sotto, di una media di riferimento (indicata come T-score). La determinazione della BMD fornisce un’ indicazione di tipo quantitativo ma non qualitativo; l’unico mezzo a disposizione per valutare l’aspetto qualitativo del tessuto osseo era rappresentato dalla biopsia ossea della cresta iliaca non utilizzabile nella corrente pratica clinica. Più recente è il software che consente di valutare la microarchitettura dell’osso (TBS, Trabecular Bone Score) utilizzando i dati derivati dall’esame densitometrico'.

'L’associazione di fattori di rischio clinici ha dimostrato di aumentare la capacità della BMD per la predittività delle fratture. Questi dati sono stati inseriti nell’algoritmo FRAX (Fracture risk assessment tool) per la stima della probabilità di un soggetto a distanza di 10 anni di avere fratture osteoporotiche maggiori (vertebrali, femore, avambraccio ed omero) e fratture d’anca. Nell’aprile 2015, il TBS è stato introdotto in questo algoritmo migliorandone la performance. Vi è accordo unanime in letteratura che la stima del rischio e quindi della soglia d’intervento farmacologico deve basarsi sia sul valore densitometrico sia su fattori di rischio clinico'.

Per quanto riguarda la terapia, esistono trials clinici che hanno documentato l’efficacia dei farmaci per il trattamento e la prevenzione delle fratture. E' importante che una volta intrapresa la strada della terapia - indicata dallo specialista - questa non venga abbandonata o interrotta, come spesso succede, perché si è portati a pensare che l'osteoporosi sia un'inevitabile conseguenza dell'età alla quale arrendersi.
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