“Il by-pass ureterale ha migliorato la mia vita”

Una paziente racconta la sua esperienza dopo l’intervento eseguito a G.B. Mangioni Hospital dal dott. Roberto Galdini

 “Oggi ho ritrovato il sorriso  dopo l’ultima battaglia che ho dovuto affrontare e che si è conclusa poche settimane fa grazie all’intervento di by-pass ureterale”. Queste le parole di Paola Palmisciano, milanese di 51 anni,  operata recentemente dal dott. Roberto Galdini di G.B. Mangioni Hospital, ospedale di GVM Care & Research. Ma ha alle spalle una storia clinica complessa. Vediamo di riassumerla.

Nel 2011 affronta l’asportazione di una massa tumorale dal colon, sottoponendosi poi a chemioterapia e radioterapia. Dopo l’intervento le è stata praticata una colostomia, l’apertura chirurgica - all’altezza dell’intestino crasso - utile a deviare le feci, raccolte poi in un’apposita sacca. Sebbene abbia dovuto fare i conti quotidianamente con questo disagio,  grinta e determinazione le permettono di guardare avanti fiduciosa.

Ma nel 2013 le viene tardivamente diagnosticata la setticemia. “L’effetto di questa complicanza è stato quello di bruciarmi l’uretere e costringere i medici a tentare l’innesto di uno stent per ricanalizzare il condotto che collega i reni alla vescica. Ma si è trattato di un tentativo fallito in appena 40 giorni. Il risultato? Mi svegliai nel letto d’ospedale con la nefrostomia (catetere esterno al corpo) al rene destro”.

Lo choc è forte. Le cose vanno avanti così per un anno e mezzo fino a quando il primario di un ospedale milanese sembra propendere per la nefrostomia destra definitiva e chiede l’approvazione alla paziente di procedere con l’intervento.

“Al tempo stesso i chirurghi – continua la sig.ra Palmisciano – azzardano la possibilità di togliere un rene. L’oncologa che conosce la mia situazione clinica si oppone, facendo presente come entrambi siano integri e funzionanti. Vengo a conoscenza della tecnica - quasi una chirurgia mininvasiva - adottata dal dott. Roberto Galdini a G.B. Mangioni Hospital di Lecco che consente di ripristinare il flusso dell’urina utilizzando una protesi in tessuto.

Mi dico che se esiste anche solo una possibilità per migliorare la mia condizione, devo provare. La nefrostomia è continua fonte di disagio e disturbi: febbre, sanguinamenti, difficoltà a dormire - riposavo sulla poltrona appoggiandomi ai braccioli -, poca e complicata la vita di relazione. Volevo gettare la spugna…

L’incontro con il dott. Galdini è una luce nel buio che cambia in maniera radicale le prospettive. La sua grande umanità risolleva il morale ormai a terra. Mi spiega nei dettagli cos’è il by-pass ureterale, come si procede, i tempi di degenza e di recupero: di lì a poco entrerò in sala operatoria. Il 16 giugno, finalmente, il ricovero. L’intervento è andato nel migliore dei modi. Ho detto addio al catetere - per carità, può essere l’unica salvezza in determinati casi – ma le limitazioni, le infezioni ricorrenti, gli antibiotici da assumere periodicamente, sono veri e propri handicap, debilitano il fisico e non si addicono alle persone attive. Ora sto bene; quasi non avverto la presenza del tubicino inserito nel by pass. Posso dire che oggi vivo una vita più dignitosa e il mio stato di salute ne ha giovato”.
 

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